15 marzo 2012

Spari a Sant'Antimo: carabiniere reagisce alla rapina e colpisce un malvivente

NAPOLI - Sparatoria e paure ieri sera a Sant'Antimo dove due malviventi hanno tentato di rapinare lo scooter a un carabiniere fuori servizio. Mentre percorreva via Cimarosa, il carabiniere è stato avvicinato da un ciclomotore sul quale viaggiavano due uomini con il volto protetto dal casco.

Puntando un'arma (poi rivelatasi giocattolo) verso il militare, gli hanno intimato di consegnare lo scooter. Il carabiniere ha reagito spingendo i due dal ciclomotore e facendoli rovinare a terra. Poi, quando hanotato che l'uomo con la pistola tentava di reagire, si è qualificato e ha estratto la sua arma di servizio con la quale ha esploso dei colpi verso il suolo. I due giovani sono riusciti a fuggire.

Uno dei due, però, è stato rintracciato all'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore dove era andato per farsi curare una ferita da arma da fuoco con proiettile penetrato dal gluteo sinistro e uscito dalla coscia destra. Il malvivente è piantonato in ospedale in stato di arresto.
Mercoledì 14 Marzo 2012
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SANT'ANTIMO. Tentata rapina a Sant’Antimo. I carabinieri della locale tenenza hanno arrestato per tentata rapina aggravata Capitello Angelo Grimaldi, 29 anni, residente a Cardito, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo, martedì sera, su via Cimarosa, in sella ad uno scooter, insieme ad un complice in via d’identificazione, con il volto travisato da casco ed armato di pistola, avvicinava un carabiniere, libero dal servizio e in abiti civili, in sella ad uno scooter, intimandogli di consegnargli il motociclo sul quale viaggiava, puntandogli contro l’arma. Il militare dell’arma reagiva, spingendolo lateralmente e dopo essersi qualificato estraeva la sua pistola d’ordinanza, esplodendo due colpi verso il basso. Il 29enne con il complice riusciva a darsi alla fuga, venendo successivamente rintracciato nel pronto soccorso dell’ospedale ”S. Giovanni di Dio” a Frattamaggiore, ove si era recato per farsi medicare dai sanitari per una ferita da arma da fuoco con foro di ingresso al gluteo sinistro e foro d’uscita nella faccia anteriore della coscia sinistra, guaribile in 7 giorni. Il rapinatore sul luogo del fatto ha abbandonato la sua arma che recuperata dai carabinieri si è rilevata essere una pistola scenica che è stata sequestrata. L’arrestato è rimasto in stato di arresto nell’ospedale, piantonato dai militari dell’arma.       
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10 marzo 2012

Preso in Spagna il boss Giuseppe Polverino

MARANO. Latitante dal 2006 il boss Giuseppe Polverino è stato arrestato nella serata di ieri in Spagna dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli, diretti dal tenente Nicola Quartarone. Il boss della camorra di Marano era latitante dal 2006 per una condanna a due anni e ricercato dal 2011 per associazione camorristica. I carabinieri hanno bloccato Giuseppe Polverino, 53enne, in un appartamento di Jerez de la Frontera, vicino Cadiz, Siviglia. A maggio 2011 nei suoi confronti fu emessa un'ordinanza di custodia cautelare. Per individuare il suo nascondiglio i militari dell'Arma hanno lavorato giorno e notte su una serie di possibili covi in Andalusia e non è escluso che abbiano contribuito alle indagini le dichiarazioni degli ultimi pentiti del clan.

L'arresto. Al momento dell'arresto Giuseppe Polverino, era insieme a un affiliato di spicco del clan anch’egli ricercato, il 48enne Raffaele Vallefuoco, ha tentato di evitare l’arresto mostrando una carta d’identità intestata ad altra persona, ma il tentativo è andato a vuoto. A Polverino e Vallefuoco, che erano ricercati in tutta Europa, i Carabinieri hanno notificato un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere chiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea per associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Gli investigatori negli ultimi mesi hanno lavorato molto sulla camorra maranese, accertando l'esistenza di un patto tra i Polverino, i Nuvoletta e i Casalesi. Nel corso di una maxi operazione della Guardia di Finanza scattata alla fine di febbraio scorso è stato anche sequestrato un complesso turistico-alberghiero sul litorale domizio riconducibile ai Nuvoletta. L’arresto ieri sera poco dopo le 22. I militari in collaborazione con la guardia civil sono entrati in azione acciuffando il latitante maranese. In un primo momento, Giuseppe Polverino avrebbe negato di essere il 53enne ricercato dai carabinieri italiani, ma poi ad incastrarlo le impronte digitali che hanno confermato le sue generalità. Ora le procedure per l’estradizione e una volta in Italia Giuseppe Polverino dovrà rispondere di numerose accuse come: associazione mafiosa, estorsioni, usura, traffico internazionale di stupefacenti, spaccio di droga e riciclaggio dei proventi del clan. I dettagli sull’operazione che ha portato alla cattura di Polverino saranno resi noti dopo la conferenza Stampa organizzata nella Procura di Napoli.

Il tesoro del clan Polverino. Oltre 100 appezzamenti di terreni, 175 appartamenti, 19 ville, 141 tra box auto, negozi e magazzini. E ancora, 43 società tra cui alberghi, gioiellerie e aziende agricole oltre a 117 autovetture, 62 autocarri, 23 motocicli. È il tesoro da circa un miliardo di euro che i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli avevano sequestrato in via preventiva lo scorso maggio a personaggi ritenuti affiliati o prestanome del clan Polverino. La cosca è egemone nelle città di Marano di Napoli, Villaricca, Quarto, Qualiano, Pozzuoli e nel quartiere Camaldoli di Napoli. Sotto il suo controllo attività imprenditoriali e commerciali in Italia e in Spagna, in particolare a Barcellona, Alicante e Malaga. Secondo i Carabinieri del comando provinciale di Napoli «si tratta di attività commerciali e imprenditoriali che comprovano la centralità assunta da Polverino nello scenario criminale campano e la sua pervasiva capacità di infiltrazione nel mondo economico e imprenditoriale, per il controllo in regime pressoché monopolistico della produzione e in molti casi la distribuzione in numerose zone della provincia di prodotti alimentari (farine, pane, carni - pollame e bovini-, uova, caffè) nonchè di importanti attività nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo. Tutte attività sostenute grazie al riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di stupefacenti che vede il gruppo camorristico operare costantemente sull'asse Marano-Spagna meridionale».

La cattura del 'Barone' a Jerez de la Frontera
MARANO. Giuseppe Polverino è stato intercettato e arrestato, martedì 6 marzo, a Jerez de la Frontera (Spagna) in un complesso residenziale di lussuose ville, dal nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli insieme all'UCO (Unidad CentraI Operativa) in collaborazione della Guardia Civil spagnola. Giuseppe Polverino, detto «'o Barone», era ricercato dal 2006 e inserito nell'elenco dei latitanti più pericolosi d'Italia nonché proposto per l'elenco dei latitanti di massima pericolosità, colpito da un ordine di carcerazione emesso dal GIP di Napoli su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia nell'ambito dell'operazione dei Carabinieri che nel maggio 2011 ha disarticolato il clan Polverino. Insieme a Polverino è stato catturato Raffaele Vallefuoco, esponente di spicco del clan, latitante dal 2002 e destinatario di due provvedimenti cautelari.

La figura de ‘O Barone’ .Giuseppe Polverino è considerato il potente capo e leader indiscusso dell' omonimo clan operante a Marano di Napoli, Quarto e in altre zone d'Italia e Spagna. Cresciuto all' ombra dei Nuvoletta, ha acquisito prestigio criminale dallo storico clan (tra i primi a stringere alleanza con la mafia palermitana) riuscendo a sostituirlo e trasformarlo in uno dei più influenti clan del panorama delinquenziale, non solo campano. Diventato leader indiscusso del traffico internazionale di hashish, 'O barone ha stabilito contatti stabili con trafficanti marocchini residenti in Spagna rivendendo all'ingrosso in Italia ingenti quantitativi di droga, riducendo al minimo i rischi e aumentando al massimo i profitti. Dotato di non comune intelligenza e capacità imprenditoriale, ha diversificato gli investimenti in attività apparentemente lecite del settore edilizio e dell'industria alimentare, stringendo alleanze con tutti i clan campani dei quali è diventato fornitore di ingenti partite di hashish, restando fuori dalle cruenti guerre di camorra degli ultimi anni che hanno indebolito la maggior parte delle compagini criminali. Il clan ha attualmente acquisito il monopolio nell' importazione dell'hashish, servendo anche il mercato gestito da alcuni gruppi mafiosi calabresi, pugliesi e siciliani. Inoltre è incontestabile che il gruppo criminale abbia attivato numerose attività imprenditoriali che spaziano dal tradizionale settore dell'imprenditoria edile a quello del comparto alimentare, con interessamento al settore turistico e alberghiero, soprattutto in Spagna.

L’arresto e le indagini. Martedì sera, alla vista di personale dell'UCO, i due latitanti, entrambi colpiti da mandato di arresto europeo e ricercati dalle polizie di tutta Europa, hanno tentato la fuga. Per comunicare con i suoi affiliati il boss usava la tecnica dei “pizzini”. In tasca gli è stato trovato un foglietto scritto in italiano contenente istruzioni chieste da un affiliato di spicco. Le prime parole agli investigatori che l'hanno catturato sono state: «è finita».Poiché le attività info investigative consentivano di monitorare Giuseppe Polverino e Raffaele Vallefuoco stabilmente in Spagna, sono stati attivati con rogatoria internazionale la locale magistratura e l'Unidad CentraI Operativa della Guardia Civil, che ha fornito un contributo fondamentale prezioso e importantissimo. Con l'UCO della Guardia Civil i Carabinieri hanno instaurato da tempo attiva e proficua collaborazione. Numerose le attività di osservazione, controllo e pedinamento in territorio iberico effettuate in collaborazione per periodi prolungati, necessari per localizzare il latitante in quello Stato. La cattura del potente capoclan e del maggiore broker internazionale per le importazioni di hashish dal Marocco rientra nell' ambito delle più complesse indagini durate oltre cinque anni effettuate dal nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.       

Camorra, bancarotta fraudolenta blitz contro il clan Gionta: 40 arresti

NAPOLI - Si dimostra sempre più capace di gestire aziende e finanza, la camorra, che tra il 2009 e il 2011 con l'aiuto di imprenditori compiacenti forniva efficienti servizi di gestione fraudolenta dei fallimenti alle aziende.

Un sistema studiato per occultare le componenti attive dei bilanci (beni mobili e immobili) a fronte di cospicui corrispettivi. Un meccanismo messo in piedi dalla famiglia Catapano insieme a elementi riconducibili ai clan Gionta e La Torre, rispettivamente di Torre Annunziata (Napoli) e Mondragone (Caserta).

La struttura, nell'arco di due anni, ha consentito a molte imprese in crisi o sull'orlo del fallimento, di non pagare le tasse per complessivi 5,5 milioni di euro (accertati 18 episodi di bancarotta fraudolenta e 13 di sottrazione fraudolenta di pagamento delle imposte). Il sistema è stato scoperto dalla GdF di Napoli nell'ambito di indagini culminate nell'operazione «Dummies» che oggi ha visto la notifica di 40 provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Padova. In carcere sono finiti 9 napoletani mentre per altre 13 persone sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Diciotto, invece, i soggetti a cui è stato imposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Dei quaranta, 18 sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. In totale sono state indagate 146 persone.

I patrimoni aziendali occultati ammontano a 9,5 milioni di euro mentre 5,5 milioni di imposte non sono stati pagati al Fisco. A fronte dei «servizi» resi, l'organizzazione ha incassato oltre 24 milioni di euro. La prima fase delle indagini è stata diretta dalla DDA partenopea che poi ha trasferito la competenza all'autorità giudiziaria di Padova nella cui giurisdizione è stato accertato il primo caso di bancarotta fraudolenta.

Grazie a questa articolata struttura - con società sia in Italia che all'estero - le aziende in crisi riuscivano a evitare di pagare tasse e fornitori mettendo, nel contempo, beni al sicuro. Tutto ruotava intorno al cosiddetto «Gruppo Catapano», con sedi a Milano e Napoli, costituito da una serie di società finanziarie, di consulenza aziendale, editoria, compravendita immobiliare e merchant banking, facenti capo ai fratelli Giuseppe, Carmine e Vincenzo Catapano e a Gerardo Antonio Catapano, figlio di Giuseppe. Della rete facevano parte anche due società di diritto anglosassone, la «Victoria Bank ltd» e «Telegraph Road ltd».

Il patrimonio attivo dell'azienda in crisi veniva svuotato di beni mobili, valori, terreni edificabili e crediti, fatti confluire in società, soprattutto estere, create ad hoc. Infine l'azienda, con solo i passivi, veniva intestata a società fittizie, rappresentate da prestanome: pregiudicati e nullatenenti reclutati nelle aree di influenza dei clan. La documentazione amministrativo-contabile veniva distrutta.

Uno dei fratelli Catapano, Giuseppe, nella veste di presidente dell'associazione Osservatorio Parlamentare Europeo (Ope), con sedi a Napoli, Roma e Bruxelles, per accreditarsi, incontrava imprenditori e rappresentanti di istituzioni locali e nazionali presentandosi con autista e autovettura blu, dotata di lampeggiante simile a quello in uso alle forze di polizia.

Coppa America a Napoli

Cambia la mobilità in città

NAPOLI - Cambia la mobilità a Napoli in vista delle regate di Coppa America. Quattro le direttrici su cui si basa il piano presentato oggi dagli assessori del Comune di Napoli alla Mobilità e alla Sicurezza, rispettivamente, Anna Donati e Giuseppe Narducci: istituzione di una zona a traffico limitato straordinaria; istituzione di un'area pedonale urbana; potenziamento dell'offerta di trasporto collettivo su ferro e gomma; presidio delle aree di sosta esistenti e recupero di nuove aree.
Il piano entrerà in vigore dal 26 marzo e permarrà fino al 25 aprile, ma subirà maggiori restrizioni nella settimana di svolgimento delle regate e, dunque, dal 7 al 15 aprile. Dal 26 marzo chiuse via Caracciolo e viale Dohrn per consentire gli allestimenti e prende il via la zona a traffico limitato straordinario il cui perimetro è costituito da piazza Sannazaro, Corso Vittorio Emanuele, vico Trinità delle Monache, via Pasquale Scura, via Toledo, piazza Municipio, via Acton, via Partenope e via Caracciolo.
Istituito il doppio senso di marcia veicolare sulla Riviera di Chiaia e l'inversione del senso di marcia di via Arcoleo da piazza Vittoria alla Galleria Vittoria in cui si procederà con doppio senso di marcia. La ztl straordinaria sarà in vigore dal lunedì al giovedì dalle ore 7 alle 20; dal venerdì alla domenica H24 così come nella settimana dell'evento dal 7 al 15 aprile.
Gli unici veicoli autorizzati al transito all'interno della ztl sono i residenti, mezzi per carico e scarico merci, mezzi pubblici e taxi, autoveicoli con diversamente abili, forze dell'ordine e mezzi di soccorso, mezzi a due ruote ma soltanto sulla Riviera di Chiaia, veicoli destinati a parcheggi, autorimesse e alberghi previo controllo ai presidi e disponibilità all'interno dei parcheggi.
Dodici i presidi per il controllo dell'accesso all'area: viale Gramsci; via Bruno; salita San Nicola da Tolentino; piazza Amedeo lato via Colonna e lato via Martucci; piazza Municipio; via Partenope; via Serra; via Monte di Dio; piazza San Pasquale; vico Trinità delle Monache; piazza Gesù e Maria. Cambiano, inoltre, il senso di marcia in viale Gramsci e in via Caracciolo da piazza della Repubblica a piazza Sannazaro.
Altri provvedimenti riguardano l'obbligo di svolta a destra verso via Morelli per chi arriva dalla Galleria Vittoria; obbligo di svolta a destra sulla Riviera di Chiaia per chi proviene da via San Pasquale e divieto di svolta a sinistra verso via Dumo e corso Garibaldi per i mezzi privati che giungono da via Acton e via Marina.
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Si parte con la sfida Oracle – New Zeland

Sarà la sfida tra Oracle e New Zeland ad aprire sabato 7 aprile la Coppa America a Napoli. Il calendario è stato reso noto oggi dal comitato organizzatore. Le regate partiranno con dei match race (sfida tra due barche), mentre l’8 ci saranno tre regate di flotta di 15’ ciascuna. «Il weekend di apertura – si legge sul sito della Coppa America – rappresenterà un’opportunità da non perdere per i team, che avranno modo di verificare la loro preparazione in vista delle regate valide per il campionato».

LE NOVITA’ – Sul sito ufficiale della manifestazione, Iain Murray, direttore dell’America’s Cup World Series, spiega le novità del format dell’evento di aprile in programma nel Golfo di Napoli rispetto agli eventi precedenti delle World Series: «Abbiamo apportato alcune piccole modifiche al format dopo la conclusione dell’evento di San Diego, che ha chiuso il 2011. Ci siamo confrontati con i team e abbiamo messo a frutto l’esperienza maturata nel corso delle tappe dell’anno scorso. Credo che il programma ora sia più forte: ogni regata conterà ai fini del campionato e tutti i team saranno impegnati tutti i giorni, particolare che riteniamo molto importante».
LE REGATE DALL’11 AL 15 APRILE – Dopo due giorni di riposo, l’11 aprile partono le qualificazioni per il Match Racing Championship che si disputerà sabato. Tra mercoledì e sabato ci saranno quindi 11 regate di flotta dalle quali solo quattro team si qualificheranno alle semifinali e alle finali del match race. Domenica 15 aprile si aprirà invece, con gli AC500 Speed Trial, una sorta di gara contro il cronometro: ogni team navigherà su un percorso lungo 500 metri e vincerà l’equipaggio che coprirà il percorso nel minor tempo. A seguire ci sarà una regata “winner-takes-all” della durata di circa 40 minuti che assegnerà il titolo di vincitore del Fleet Race Championship.

01 marzo 2012

Operazione contro i clan Nuvoletta e Polverino

MARANO. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli in collaborazione con la Guardia Civil spagnola questa notte hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere arrestando 23 persone nell’hinterland a Nord di Napoli, in Spagna e in varie località d’Italia per associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti aggravate dall’aver agito per finalità camorristiche.
Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli i militari dell’Arma hanno scoperto nuove strategie messe in atto dai vertici dei clan camorristici “Polverino” e “Nuvoletta” per l’importazione di hashish e cocaina dal Marocco alla Spagna e poi in Italia con fornitori magrebini stanziati in penisola iberica e con un folto gruppo di corrieri Polacchi.

Maghrebini e polacchi «narcos» dei clan napoletanissimi dei Nuvoletta-Polverino. Il loro capo si chiamava «Armando», 34enne del Marocco. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, in collaborazione con la Guardia Civil spagnola, hanno eseguito la scorsa notte una ordinanza di custodia cautelare in carcere, arrestando 23 persone nell'hinterland a nord di Napoli, in Spagna e in varie località d'Italia. Sono accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti, aggravata dall'aver agito per finalità camorristiche.

I TENTACOLI IN SPAGNA - Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i carabinieri hanno scoperto nuove strategie messe in atto dai vertici dei clan camorristici Polverino e Nuvoletta per l'importazione di hashish e cocaina dal Marocco alla Spagna e poi in Italia, con fornitori maghrebini dislocati nella penisola iberica e con un folto gruppo di corrieri polacchi.

«ARMANDO» - Figura centrale del traffico di stupefacenti tra la Spagna e Marano, nel Napoletano, era «Armando», al secolo Rachid Echemlali Rahmani e arrestato ieri, venerdì sera, dalla Guardia Civil spagnola a Malaga, in collaborazione con i carabinieri di Napoli. Il narcotrafficante era ricercato in tutta Europa e, secondo gli investigatori, avrebbe anche legami con il fondamentalismo islamico. «Armando» era in grado di spostare enormi quantità di droga tra Marocco e Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra.

I SUB - Veloci barchini partivano carichi di stupefacente dal nord del Marocco e poi, nelle vicinanze della costa spagnola, scaricavano in mare la droga, confezionata in modo da poter resistere alle infiltrazioni d'acqua. A questo punto squadre di sub si recavano nei punti segnalati dai mandanti e recuperavano la sostanza stupefacente che veniva portata a riva per essere preparata per il viaggio verso l'Italia.

L'ANELLO DI CONGIUNZIONE CON I BOSS - Ruolo di collegamento per gli ordini e nel trasferimento della droga era invece Helena Zajac, cittadina polacca arrestata oggi dai carabinieri a Marano. Si trattava dell'anello di congiunzione tra i corrieri e i capi clan dei Nuvoletta e dei Polverino: quando giungeva la chiamata si organizzava per lo spostamento della droga recuperata dai fondali spagnoli. In Italia, infatti, la sostanza stupefacente giungeva via terra, a bordo di autovetture modificate nel Napoletano da meccanici compiacenti che ricavavano dei «doppi fondi» nella carrozzeria per nascondere la droga. Helena Zajac si occupava del trasferimento della auto modificate ai corrieri, tutti polacchi residenti in Polonia, i quali si recavano in Spagna per il carico. Lì la droga veniva nascosta nelle vetture che, sempre guidate dai corrieri polacchi, giungevano nel Napoletano lungo specifici percorsi. Una volta giunta a Marano, la droga veniva recuperata e i corrieri tornavano in Polonia, /in attesa di una nuova chiamata della Zajac. (tratto da corrieredelmezzogiorno.corriere.it - 18/02/2012)